LA DIDARUBRICA: “IL RUOLO DEL PADRE”

LA DIDARUBRICA: “IL RUOLO DEL PADRE”

LA DIDARUBRICA: “IL RUOLO DEL PADRE”

Ecco il nostro appuntamento del mese di aprile con la DIDARUBRICA.

In questo appuntamento parleremo del ruolo del padre.

Nel corso del tempo la figura paterna all’interno della famiglia è cambiata, perdendo il ruolo puramente autoritario a vantaggio di una figura nuova, che si confronta con la madre, accompagna il figlio nella crescita e nello stesso tempo è capace di dire di no e porre delle regole e dei limiti.

Fino al secolo scorso il padre era una figura totalmente assente nel percorso di crescita dei figli, il ruolo educativo si tramandava attraverso comandi e punizioni. La frase “Se non la smetti, lo dico a tuo padre!” era una delle più pronunciate dalle madri: i bambini crescevano con una paura interna del padre che, con le sue sgridate e i suoi castighi, suscitava nei piccoli sensi di colpa e lontananza affettiva.

Oggi il padre-padrone ha lasciato spazio a relazioni sincere e intime con i figli, con l’obiettivo di crescerli sereni. I padri sono presenti nella vita dei figli e sono alla ricerca di un modo “paterno” per crescerli. Il padre è una figura che si interessa al ruolo che vuole ricoprire, non si rassegna al compito tramandato di generazione in generazione e cerca se stesso dentro di sé.

In una coppia genitoriale ciascun genitore deve comprendere il proprio ruolo e lasciare spazio e autonomia all’altro. Madre e padre sono diversi e complementari e questa differenza di ruoli si riflette anche nella relazione con il bambino. La madre ha un’attitudine di cura, i cuccioli umani hanno bisogno di un accudimento maggiore rispetto a qualsiasi altra specie. Per questo, per quasi tutta l’infanzia, il codice materno gioca un ruolo predominante: nutre, custodisce, protegge, si occupa del lato affettivo e della dimensione interna del bambino. Il padre, in questa fase, non ha un ruolo definito e spesso questo può scatenare una crisi di coppia. Con la crescita del bambino il ruolo materno è importante che lasci spazio a quello paterno, che da un lato separa madre e figlio e dall’altra aiuta quest’ultimo a diventare grande, imparando a stare al mondo, affrontando le difficoltà, gestendo i desideri e tirando fuori le proprie risorse.

Tuttavia, si tratta di attitudini diverse di un unico continuum e non sempre i codici coincidono con il maschile e il femminile biologico. I ruoli sono diversi, ma non fissi e separati, possono fondersi e dividersi per poi ancora fondersi. Ed è questo che consente una crescita armonica del bambino.  Avendo ruoli diversi, e comunque essendo persone diverse, è naturale che la madre e il padre si relazionino con il bambino in modo diverso; perciò è fondamentale che si lascino ampia autonomia, anche di sbagliare, per trovare il proprio ruolo nella relazione, e che accettino la diversità, comunicando e sostenendosi.

La comunicazione e il confronto reciproco sono importanti per offrire un fronte unito in termini di disciplina, sfera affettiva ed altre scelte educative importanti, mantenendo le proprie attitudini differenti per arricchire il bambino, in modo che il gioco di squadra abbia come finalità comune l’autonomia dei figli.

Dr.ssa Maria Novella Rodi

Psicologa Psicoterapeuta